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Olimpiadi e abitare: Milano tra mercato, accessibilità e futuro urbano

Milano vive da anni una forte pressione sul fronte abitativo. L’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 ha reso questa tensione ancora più visibile, riportando il tema della casa al centro del dibattito sul futuro urbano. Come ha evidenziato un recente approfondimento del The Washington Post, i grandi eventi internazionali non creano di per sé una crisi abitativa, ma possono amplificare dinamiche di mercato già in atto, concentrando investimenti, attenzione e domanda in un arco di tempo molto ristretto.

Negli ultimi anni i valori immobiliari milanesi sono cresciuti in modo costante. Secondo i principali osservatori di mercato, il prezzo medio richiesto per gli appartamenti in vendita nel comune di Milano si colloca oggi intorno ai 5.000–5.500 €/m², con punte che superano gli 11.000 €/m² nelle aree centrali. Si tratta di valori medi riferiti all’insieme delle offerte in vendita, che comprendono immobili nuovi, ristrutturati e usati. Parallelamente, anche il mercato degli affitti – già strutturalmente rigido – mostra canoni elevati, spesso oltre i 22 €/m² al mese, rendendo sempre più difficile l’accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori essenziali.

L’effetto Olimpiadi si manifesta in modo particolarmente evidente nel mercato degli affitti brevi. Durante il periodo dei Giochi, in molte zone strategiche della città i canoni temporanei raddoppiano o superano il +100% rispetto ai livelli ordinari, soprattutto nelle aree meglio collegate agli impianti e alle principali infrastrutture. Questo aumento non riguarda solo l’evento in sé, ma produce effetti indiretti sull’intero mercato, sottraendo alloggi alla residenza stabile e accentuando la competizione tra usi diversi dell’abitare.

Dal punto di vista immobiliare si tratta di una dinamica prevedibile. Dal punto di vista sociale, però, il rischio è che l’abitare diventi sempre più selettivo, rafforzando una città capace di attrarre investimenti ma sempre meno accessibile per chi la vive quotidianamente.

Cosa resta dopo i Giochi: il confronto con Torino
Un confronto utile è quello con Torino e l’area dell’ex MOI, il Villaggio Olimpico delle Olimpiadi Invernali del 2006. Dopo i Giochi, una parte del complesso è rimasta per anni senza una chiara strategia di riuso, diventando dal 2013 uno dei più grandi insediamenti informali d’Europa. Solo a partire dal 2019, attraverso un percorso complesso di sgombero e ricollocazione, si è aperta una nuova fase.

Negli ultimi anni, però, lo stesso luogo è stato riconvertito in student e social housing, con circa 400 posti letto a canoni convenzionati. Un passaggio che rende evidente una lezione chiave: la legacy olimpica non è automatica. Dipende dalle scelte politiche, dagli strumenti finanziari e dalla capacità di governare il tempo lungo dell’abitare, ben oltre la durata dell’evento.

Il punto, quindi, non è solo cosa resta fisicamente dopo i Giochi, ma a quali condizioni resta e per chi.

Milano: pressione alta, alternative possibili
A Milano, il Villaggio Olimpico di Porta Romana è spesso citato come possibile eredità positiva grazie alla futura riconversione in residenze universitarie. Ma anche in questo caso la sfida non è solo il riuso degli spazi, bensì la loro effettiva accessibilità economica nel tempo, in un mercato già fortemente competitivo.

È qui che emergono con chiarezza i contrasti tra modelli. Da un lato, una città che cresce per addizione di valore immobiliare e domanda temporanea. Dall’altro, esperienze che lavorano sulla riattivazione del patrimonio esistente, su accordi di lungo periodo e su un equilibrio più stabile tra mercato e funzione sociale.

Un esempio in questa direzione è Buena Vista, progetto sviluppato da Homers (oggi Homes4All), dove immobili sottoutilizzati sono stati rigenerati e messi a disposizione a canoni accessibili attraverso accordi di lungo periodo. Un modello che non lavora sull’evento, ma sul tempo: sulla gestione, sull’accompagnamento e sulla costruzione di condizioni di accesso stabili, capaci di tenere insieme sostenibilità economica e diritto all’abitare.

Oltre Milano: abitare come infrastruttura urbana
Le Olimpiadi rappresentano una straordinaria occasione di investimento e visibilità per Milano, ma sono anche un banco di prova. Senza strumenti capaci di governare il mercato e riequilibrare l’offerta, il rischio è che la crescita urbana produca una città più performante, ma meno accessibile.

Mettere al centro il tema della casa significa riconoscere che l’abitare non è un effetto collaterale dello sviluppo urbano, ma una vera infrastruttura sociale. Un ambito in cui si gioca il diritto all’abitare e l’accesso equo alla città, e che richiede politiche, modelli e strumenti capaci di tenere insieme trasformazione fisica, sostenibilità economica e bisogni di chi la città la vive ogni giorno.